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Full text of "Opuscolo contro la violenza maschile sulle donne"

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VIOLENZA NASCIMI 
SULLE 





MORIHUMEimi FEMMINISTA E Lf SBICA DI COLUTTIVI l SIN 61 LE - ROMA 



"Donne non si nasce, si diventa" (Simone de Beauvoir) 

La definizione di donna non ci appartiene, come non ci appartiene il concetto 
di donna, strutturazioni fittizie del patriarcato in funzione dell'asservimento e 
dell'oppressione. Donna è una categoria socialmente costruita ed è un termine 
tutto interno al sistema patriarcale. Ma è l'oppressione stessa che definisce 
l'insieme delle oppresse. Ci rivolgiamo, perciò, a tutte coloro che sentono 
l'oppressione maschile sulla loro pelle e che questa società vuole, con 
sistematicità e violenza, mantenere e ricondurre nei suoi paradigmi. La 
riappropriazione del termine donna avviene qui attraverso la riappropriazione 
della categoria di oppressione che a quella parola è legato. E useremo il termine 
"donna" come se fosse sempre tra virgolette. 



Con violenza di genere sulle donne si intende la violenza 
sessuale/fisica/economica/verbale/psicologica fino al femminicidio del 
maschio sulla donna. 

La violenza sulle donne è frutto della società patriarcale, un sistema sociale nel quale il potere, 

l'autorità e i beni materiali sono direttamente o indirettamente concentrati nelle mani dell'uomo 

mentre la donna è relegata a soggetto subalterno. Una società basata sulla costruzione di ruoli 

che vede le bambine graziose e sorridenti, le adolescenti seducenti e remissive pronte a 

diventare mogli, madri ma anche spietate donne in carriera. 

Con violenza maschile si intende la violenza patriarcale esercitata in senso lato dal maschio, 

ma anche dalle istituzioni o da altre donne nella logica del sistema patriarcale. 

Quando il maschio esercita in prima persona violenza sulla donna l'inserimento nei ruoli gioca 

una parte fondamentale. 

In riferimento al ruolo femminile, il maschio esercita violenza sulla donna: 

• per il fatto stesso che è "donna", quindi soggetto legittimamente 
dominabile e controllabile 

• per il fatto che non adempie a quelli che sono i ruoli a lei imposti 

• per quello che la donna simboleggia (ad es. spesso le prostitute vengono 
uccise perché rappresentano tutte le donne per male) 

In riferimento al ruolo maschile, il maschio esercita violenza sulla donna: 

• quando vede in pericolo la "proprietà" affettiva 

• quando viene messo in discussione o in pericolo il ruolo "guida" o di 
riferimento che la società gli riconosce e che lui stesso si autoriconosce 
nel contesto familiare o in altri contesti (ad es. sul luogo di lavoro) 

Alcuni ritengono che l'aumento dei femminicidi sia dovuto all'emancipazione. 

E' un'analisi che rifiutiamo perché assolve la società e il maschio e fa ricadere la colpa sulle 

donne stesse che rivendicando autonomia, libertà e autodeterminazione avrebbero provocato 

scompaginamento nel rapporto con il maschio stesso. 

Sicuramente c'è un aumento, rispetto al passato, delle denunce da parte delle donne e, quindi, 

della visibilità. 

Ma, dato che l'aumento delle morti delle donne per mano degli uomini è un dato di fatto, 

sicuramente incide la modalità violenta che questa società ha incentivato nei rapporti tra 

oppressi e nei confronti di quelle/i che vengono considerate/i diverse/i o subalterne/i. 



La violenza sulla donna viene esercitata dalle istituzioni in ogni ambito perché le 
istituzioni sono il mezzo attraverso cui si esprime ufficialmente la società patriarcale. In 
particolare, ci sono alcuni settori che hanno il compito di costruire il modello di donna che vuole 
questa società o di tenere le donne in una situazione mentale di soggezione e dipendenza o 
che hanno il compito di ricondurre alla ragione le donne che "si allontanano" dai modelli 
prestabiliti: 

LA SCUOLA esercita una funzione di riproduzione e di legittimazione delle differenze di genere 
e di classe attraverso la trasmissione dei valori dominanti, ignorando le disuguaglianze sociali 
e di genere mascherandosi dietro un'apparente neutralità. Fin dalla primissima infanzia si pone 
il problema di far crescere le bambine secondo il modello approvato dalla società. Ora il modello 
che serve non è più quello della madre e sposa esemplare, ma di una donna che saprà conciliare 
figli, marito, lavoro di cura e lavoro all'esterno. 

LA SANITÀ' attraverso gli esperti e le esperte (psicologhe/i, psichiatri, assistenti sociali, 
sessuologhe/L.) è riuscita ad ottenere la dipendenza delle donne dagli specialisti/e del 
comportamento, dai medici, dalla sanità. Con la scusa di controlli, screening, campagne di 
prevenzione generalizzate sono riusciti a far passare il concetto che noi donne dobbiamo 
continuamente affidarci a qualcuno. Ci hanno fatto completamente perdere l'autonomia e la 
conoscenza del nostro corpo e ci hanno rese addomesticate e disponibili. 

LE STRUTTURE DETENTIVE hanno il compito di riportare alla normalità coloro che sono usciti 
dalle "così dette" regole e lo fanno attraverso la privazione della libertà e la violenza fisica e 
psicologica. Le donne all'interno delle strutture detentive sono sottoposte anche a violenza 
specifica che va dai ricatti affettivi e psicologici alle "attenzioni sessuali", alla violenza sessuale 
vera e propria. 

Nelle caserme, nelle carceri, nei eie (centri di identificazione ed espulsione per le/i migranti), 
negli Opg (ospedali psichiatrici giudiziari) le donne subiscono violenze particolarmente odiose 
perché effettuate in una situazione di costrizione e di impossibilità di difendersi. 




VIOLENZA SESSUALE 

Ogni imposizione di pratiche sessuali non desiderate. Sono compresi comportamenti quali: 
coercizione alla sessualità, essere insultata, umiliata o brutalizzata durante un rapporto sessuale, 
essere presa con la forza, essere obbligata a ripetere delle scene pornografiche, essere prestata 
a qualcuno per un rapporto sessuale... 

VIOLENZA FISICA 

Ogni forma di intimidazione o azione in cui venga esercitata una violenza fisica sulla donna. 
Sono compresi comportamenti quali: spintonare, costringere nei movimenti, sovrastare 
fisicamente, rompere oggetti come forma di intimidazione, sputare contro, tirare i capelli, 
calciare, picchiare, schiaffeggiare, privare di cure mediche, privare del sonno, sequestrare, 
impedire di uscire o di fuggire... fino all'uccisione. 

VIOLENZA ECONOMICA 

Ogni forma di privazione e controllo che limiti l'accesso all'indipendenza economica della donna. 
Sono inclusi comportamenti quali: privare delle informazioni relative al conto corrente e alla 
situazione economica del partner, non condividere le decisioni relative al bilancio familiare, 
costringere la donna a spendere il suo stipendio nelle spese domestiche, costringerla a fare 
debiti, tenerla in una situazione di privazione economica continua, rifiutarsi di pagare un congruo 
assegno di mantenimento o costringerla a umilianti trattative per averlo, impedirle di lavorare, 
sminuire il suo lavoro, obbligarla a licenziarsi o a cambiare tipo di lavoro oppure a versare lo 
stipendio sul conto dell'uomo... 

VIOLENZA PSICOLOGICA 

La violenza psicologica accompagna sempre la violenza fisica ed in molti casi la precede. Si 
manifesta con molteplici tipologie e modalità: svalorizzazione, trattare come un oggetto, 
eccessiva attribuzione di responsabilità, induzione di senso di privazione, distorsione della realtà 
oggettiva, comportamento persecutorio (stalking), induzione di paura cronica... 





SI CREDE CHE... 

Si crede che la violenza verso le donne sia un 
fenomeno poco diffuso. 

Invece è un fenomeno esteso anche se ancora 
sommerso e per questo sottostimato. 
Ci sono molte donne che hanno alle spalle storie di 
maltrattamenti ripetuti nel corso della loro vita. 

Si crede che la violenza verso le donne riguardi 
solo le fasce sociali emarginate o che sia 
maggiormente presente nei contesti familiari 
meno acculturati e/o economicamente più poveri. 

Invece è un fenomeno trasversale che interessa ogni strato sociale, economico e culturale senza 
differenze di età, religione , etnia- 
Si crede che le donne siano più a rischio di violenza da parte di uomini a loro estranei. 

Invece i luoghi più pericolosi per le donne sono la casa e gli ambienti familiari, gli aggressori 
più probabili sono i loro partner, ex partner, o altri uomini conosciuti: familiari, amici, colleghi, 
insegnanti, padri spirituali, vicini di casa- 
Si crede che solo alcuni tipi di uomini maltrattino la loro compagna. 

Invece come molti studi documentano non è stato possibile individuare il tipo del maltrattatore. 
Né età, né condizioni economiche o socio culturali, né classe sociale, né etnia sono determinanti. 
I maltrattatori non rientrano in nessun tipo specifico di personalità o di categoria. 

Si crede che la violenza non incida sulla salute delle donne. 

Invece la violenza di genere è stata definita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come un 
problema di salute pubblica che incide gravemente sul benessere fisico e psicologico delle 
donne e di tutti coloro che ne sono vittime. 

Si crede che la violenza contro le donne sia causata da una momentanea perdita di 
controllo, da un raptus, che i partner violenti siano persone con problemi psichiatrici o 
tossicodipendenti, che gli uomini violenti siano stati vittime di violenza nell'infanzia. 

La violenza è una scelta dell'uomo che la esercita, una strategia di controllo per ottenere ciò 
che vuole. Il fatto di aver subito violenza da bambini non comporta automaticamente diventare 
violenti in età adulta. Credere inoltre che il maltrattatore abbia problemi o patologie mentali è 
una giustificazione che la società trova per non prendere atto della realtà ed ampiezza del 
fenomeno della violenza contro le donne. La diffusione della violenza degli uomini contro le 
donne esclude la possibilità dell'eccezionalità. 

E' quasi sempre un comportamento ripetuto, una abitudine. La maggior parte degli episodi di 
violenza sono premeditati: basta solo pensare al fatto che le donne sono picchiate in parti del 
corpo in cui le ferite sono meno visibili. 



Si crede che alle donne che subiscono violenza "piace" essere picchiate, altrimenti se 
ne andrebbero da casa. 

Invece, paura, dipendenza economica, isolamento, mancanza di alloggio, riprovazione sociale, 
spesso da parte della stessa famiglia di origine, sono alcuni dei numerosi fattori che rendono 
difficile per le donne interrompere la situazione di violenza. 

Si crede che la donna venga picchiata perché se lo merita. 

Invece nessun comportamento messo in atto dalle donne giustifica la violenza da loro subita e, 
inoltre, gli episodi di violenza iniziano abitualmente per futili motivi. 

Si crede che i figli e le figlie abbiano bisogno del padre anche se violento. 

Invece gli studi a questo riguardo dimostrano che le bambine e i bambini crescono in modo 
più sereno con un genitore solo piuttosto che in una famiglia in cui il padre picchia la madre. 

Si crede che anche le donne siano violente nei confronti del loro partner. 

Invece una significativa percentuale di aggressioni e di omicidi compiuti dalle donne nei 
confronti del partner, si verifica a scopo di autodifesa e in risposta a gravi situazioni di minaccia 
per la propria sopravvivenza. 




LA SPIRALE DELLA VIOLENZA 

La dinamica della violenza maschile nella coppia 

E' possibile riconoscere un ciclo della violenza fatto di fasi: 

1) crescita della tensione 

2) maltrattamento 

3) pentimento e attenzioni amorevoli 

4) scarico delle responsabilità 

5) crescita della tensione... e così via. 

1) FASE DI CRESCITA DELLA TENSIONE: è caratterizzata dalla volontà di sminuire, mortificare, 
insultare. La donna cerca di prevenire le violenze fisiche, concentrando la sua attenzione 
sull'uomo, reprimendo i propri bisogni e soffocando le proprie paure. Spera in tal modo di 
evitare situazioni conflittuali e maltrattamenti. 

La vittima, invece, non è in grado di controllare l'agire violento della controparte che si manifesta 
attraverso qualcuna o tutte le seguenti componenti: 

• intimidazione: l'uomo mantiene la donna in una situazione di paura in modo che ubbidisca 
a tutto senza reagire. Con gli sguardi, i silenzi, il tono della voce crea un clima di tensione e 
terrore, nella casa sembra sia scesa una nuvola nera, le frasi tipiche possono essere: "non farmi 
perdere la pazienza altrimenti...", "lamentati e poi vedrai...", "io sono l'uomo quindi quello che 
comanda e devi ubbidire". 

• isolamento: l'uomo inizia a screditare la donna tra amici e parenti, a litigare con gli stessi in 
modo che lei non abbia possibilità di confidarsi con altri di quanto le sta accadendo. La 
solitudine diventa la sua condizione e perde ogni punto di riferimento e di confronto "se tu mi 
amassi non avresti bisogno degli altri", "le tue amiche sono delle puttane tanto che ci provano 
con me", "la tua famiglia deve stare fuori da casa mia, se li trovo qua dentro facciamo i conti". 

• svalorizzazione: l'uomo mira a spogliare la donna di tutte le sue capacità di 
autovalorizzazione: "non sei capace di nulla", "questa pasta fa schifo", "dai a me il tuo stipendio 
che altrimenti tu butti via i soldi", "guardati nello specchio, hai un fisico ributtante", "non capisci 
niente, hai il cervello di una gallina". 

• segregazione: la donna può diventare, psicologicamente ma anche fisicamente, prigioniera 
del compagno. Già isolata dagli altri, spesso è costretta a rimanere sola in casa, con la forza o 
chiusa a chiave, e controllata a vista, spesso non ha la possibilità di utilizzare il telefono: "devi 
scrivermi tutto quello che fai e ovunque vai", "se ti allontani io ti troverò sempre e la paghi! Tu 
e anche i tuoi", "non toccare il telefono altrimenti vedi, io ti controllo", "stai attenta che i vicini 
mi raccontano tutto". 

2) FASE DELLA VIOLENZA FISICA: nella fase di maltrattamento fisico, le vittime reagiscono in 
maniera diversa, con la fuga, con il tentativo di reazione, con la sopportazione. Se alla violenza 
non è possibile porre termine con la fuga, la vittima è esposta ai maltrattamenti. La donna non 
sa quando la violenza cesserà. Queste situazioni sono spesso accompagnate da un'angoscia 
mortale. La violenza subita, la perdita di qualsiasi controllo, l'impressione di essere 
assolutamente inermi, oltre alle lesioni fisiche, producono gravi conseguenze psichiche. Molte 
donne finiscono in uno stato di choc che può protrarsi per vari giorni. Se in un momento simile 



viene chiamato un soccorso pubblico, la vittima può anche apparire aggressiva, apatica o 
contraddittoria nelle sue testimonianze. Questa fase si manifesta attraverso: 

• aggressione fisica: le urla, le spinte, la distruzione di oggetti, gli schiaffi, le botte, i pugni, le 
bruciature di sigarette, le aggressioni con oggetti o armi fino all'uccisione "sei incapace di 
imparare, ti devo picchiare perché tu capisca qualcosa", "guarda quanto mi hai provocato", 
"guarda cosa mi hai costretto a fare", "se non fai come dico io ti ammazzo!" "se vai dalla polizia 
io ti ammazzo e con te chiunque ti aiuti", "vai vai dalla polizia, chi vuoi che ti creda ... dico che 
ti ha picchiato l'amante". 

• aggressione sessuale: spesso le donne sono costrette ad avere rapporti sessuali con l'uso 
della forza o con ricatti psicologici. 

3) FASE DI PENTIMENTO E ATTENZIONI AMOREVOLI: passata la fase acuta di maltrattamento, 
il violento mostra spesso di pentirsi. Promette di cambiare il proprio comportamento. Teme di 
perdere la donna. Fa appello al senso di responsabilità della compagna, assicurandole che solo 
lei sarà in grado di salvarlo. Le fa regali. La copre di attenzioni tanto che questa fase viene definita 
anche "della luna di miele". Ciò conferisce alla donna un senso di potere anche se illusorio. In 
questa fase le donne spesso ritirano la richiesta di separazione o revocano le testimonianze 
rese o tornano al proprio domicilio se hanno trovato rifugio da qualche parte ... "perdonami 
ero impazzito", "sei la cosa più importante per me", "se mi lasci io mi suicido", "devi capire, ero 
esaurito", "perdonami avevo paura che tu mi lasciassi, ero geloso", "facciamo un figlio, vedrai 
che marito e padre sarò", "ti prometto che cambierò, non sono io". 

La donna rimuove i ricordi legati ai maltrattamenti. Di fronte a persone esterne difende, magari, 
il marito e sminuisce le violenze subite. Molti uomini violenti riescono a illustrare le loro 
promesse in modo assolutamente credibile persino a terzi. Talvolta l'ambiente influenza la 
donna spingendola a perdonare il compagno e a dargli un'altra opportunità. 

4) FASE DI SCARICO DELLE RESPONSABILITÀ': al pentimento fa spesso seguito la ricerca 
della causa dell'accesso di violenza. Gli uomini dichiarano di essere stati preda di qualcosa di 
incontrollabile che li ha travolti e cercano le cause non dentro di loro, ma nelle circostanze 
esterne (consumo di alcool, difficoltà sul lavoro...) oppure nella compagna. Localizzando la 
colpa nella donna, l'uomo scarica la responsabilità su di lei. Molte donne colpite da violenze si 
assumono questa colpa e perdonano l'uomo pentito. Spesso si accollano la responsabilità del 
suo agire violento. E le donne nutrono sensi di colpa per non essere riuscite ad impedire il 
comportamento violento del compagno. 

Una cosa deve essere chiara: nessuna colpa vera o presunta della donna giustifica, a 
nessun titolo e in nessun caso, l'agire violento di un uomo, agire che non deve essere 
mai accettato. 

5) FASE DI CRESCITA DELLA TENSIONE: se non vengono prese delle decisioni adeguate e 
non vengono fatti dei passi per modificare la situazione, si reinnesta lentamente la fase di 
crescita della tensione. Un fatto qualsiasi conduce allora a un'ulteriore escalation e la spirale 
della violenza ricomincia a girare. 

Con il tempo i maltrattamenti tendono a diventare più frequenti e gravi. 

E' difficile uscire dalla spirale della violenza. Tutte le vittime vogliono che la violenza cessi, ma 

non tutte vogliono chiudere la relazione. Il fatto è che nella coppia spesso ci sono anche 



esperienze positive. Ci sono, poi, pesanti condizionamenti riguardo al loro ruolo, con cui il 
sistema bombarda continuamente le donne e che le donne stesse hanno introiettato. Le 
persone esterne si attendono, però, che le vittime lascino i loro compagni violenti. Se le donne 
ritornano ripetutamente dal compagno e/o sminuiscono la violenza subita, in coloro che hanno 
aiutato la donna, a qualsiasi titolo, si instaura un sentimento di impotenza e di incomprensione. 
Si dubita così della reale situazione della donna e molte vittime perdono il sostegno del loro 
ambiente e sono ritenute responsabili della loro situazione. 
Ancora una volta la colpa passa dall'autore delle violenze alla vittima. 

Un ruolo importante lo hanno anche i figli: 

• possono rappresentare la ragione per lasciare il compagno violento, sia per la loro esposizione 
alla violenza, sia perché molte donne si vergognano di doversi mostrare davanti ai figli in 
situazioni denigranti, 

• possono anche rappresentare la ragione per continuare a sopportare le violenze, perché la 
donna desidera che crescano in quella che lei considera, comunque, una famiglia, oppure non 
ha la possibilità di mantenerli da sola. 

• possono, poi, venire utilizzati come strumento di ricatto per trattenere la donna, minacciandola 
di sottrarglieli, sia utilizzando la condizione psicofisica in cui la donna è stata ridotta (lui 
ovviamente non essendo stato maltrattato può mostrare un'ottima facciata), sia facendo 
pressione sul "valore" della famiglia a tutti i costi "guardati come sei ridotta, a chi credi che il 
tribunale assegnerà i bambini", "sei un nulla, dimostra che li puoi mantenere con quella miseria 
di stipendio che hai", "parla pure, vedremo se i servizi sociali ti crederanno", "sei un'incapace, 
non sei stata capace di fare funzionare il nostro matrimonio figuriamoci se sarai capace di 
allevare i figli", "non puoi strapparli al loro papà, hanno bisogno di me", "sei solo un'egoista, 
non pensi ai bambini e alla famiglia". 

Un fattore molto importante e molto serio da tenere presente è che la decisione della donna 
di separarsi e/o di porre fine ad una situazione di violenza non comporta ancora la fine delle 
violenze, ma, spesso, ne determina, addirittura, l'inasprimento. 

E' importante che, per andare via, la donna si metta da parte dei soldi e si organizzi nei momenti 
di "tregua". 



COMBATTERE CONTRO LA VIOLENZA SULLE 
DONNE SIGNIFICA: 

• trovare forme di autodifesa e autorganizzazione 

• ribellarsi ed aiutare le donne a ribellarsi 

• combattere i meccanismi che in questa configurazione 
sociale incentivano ed aumentano le possibilità di 
violenza. Per questo l'autodeterminazione delle donne non 
può essere svincolata da una critica radicale al sistema 
capitalistico/neoliberista. La società neoliberista, infatti, sdogana 
la violenza gerarchica per favorire i rapporti di subordinazione e 
mercificazione. La liberazione della donna è inseparabile dalla 
lotta di classe, dalla lotta per una società dove non ci sia 
sfruttamento e non può significare in alcun modo 
partecipazione alla gestione dell'attuale sistema di potere. 

Per questo riteniamo che l'emancipazione sia stata uno strumento di "pacificazione sociale". 
Molte donne sono diventate attraverso l'emancipazione parte integrante ed attiva del sistema 
di potere della società patriarcale e del relativo controllo sociale. Mentre prima perpetuavano il 
dominio patriarcale con l'accettazione passiva e/o partecipe dei ruoli loro assegnati, ora agiscono 
direttamente violenza contro le altre donne. 




• combattere i linguaggi, gli atteggiamenti sessisti 

• combattere le parole "politicamente corrette" come "convivenza civile", "sereno confronto 
fra i sessi", "affido condiviso", "partecipazione e scelta responsabile", "educazione alla 
convivenza"... che strumentalizzando le lotte delle donne, confondono l'aggredita con 
l'aggressore e mettono sullo stesso piano chi la violenza la subisce e chi la esercita 

• battersi contro le leggi securitarie 

• battersi contro i ruoli e contro il controllo sociale 

• smascherare i meccanismi che opprimono e dividono buone/i e cattive/i, omologate/i e 
non omologate/i, diverse/i. 

• affrontare il tema della violenza esercitata dalle donne contro le donne anche nei 
rapporti di coppia e affettivi, dato che i meccanismi ed i valori della società patriarcale sono 
fortemente introiettati. 

• cercare di scardinare il rapporto di potere all'interno dei rapporti affettivi ed il concetto 
di famiglia ed il concetto stesso di coppia , sia etero che non, come microcosmo in cui si 
riproducono dinamiche di sopraffazione 

• analizzare la violenza sulle donne partendo da noi e quindi dal personale che è 
politico. Perché le problematiche del rapporto tra i sessi vengano tirate fuori dalla sfera privata 
e se ne riconosca la valenza politica. 



DATI ISTAT: 

Nel 2006, l'ISTAT ha eseguito un'indagine in Italia raccogliendo i seguenti dati: 

•Le donne tra i 16 e i 70 anni che dichiarano di esser state vittime di violenza, fisica o sessuale, almeno 

una volta nella vita sono 6 milioni e 743 mila, cioè il 31,9% della popolazione femminile; considerando il 

solo stupro, la percentuale è del 4,8% (oltre un milione di donne). 

•Il 14,3% delle donne afferma di essere stata oggetto di violenze da parte del partner: per la precisione, il 

12% di violenza fisica e il 6,1% di violenza sessuale. Del rimanente 24,7% (violenze provenienti da 

conoscenti o estranei), si contano 9,8% di violenze fisiche e 20,4% di violenza sessuale. Per quanto 

riguarda gli stupri, il 2,4% delle donne afferma di essere stata violentata dal partner e il 2,9% da altre 

persone. 

•Il 93% delle violenze perpetrate dal coniuge non viene denunciata; la percentuale sale al 96% se l'autore 

non è il partner. Al 2004 il 91,6% degli stupri, in base a dati ISTAT, non non viene denunciata. 



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CONTATTI: 

Coordinamenta femminista e lesbica 

di collettivi e singole - Roma 

coordinamenta@autistiche.org 

Roma novembre 201 1 

Illustrazioni liberamente tratte di Nina Nijsten